lunedì 13 agosto 2012


LABORATORIO DI VOCALITA’ E MUSICOTERAPIA


Il laboratorio proposto riunisce in se la sperimentazione della tecnica vocale e l’utilizzo di forme espressive ed improvvisative, secondo metodologie musicoterapiche. Questo connubio scaturisce dal proposito di rispondere alle esigenze di molti docenti, educatori, coristi, operatori sociali ecc.: utilizzare al meglio la propria voce come mezzo espressivo e comunicativo preservando le corde vocali, sviluppare la personale attitudine alla comunicazione non verbale ed approfondire la conoscenza introspettiva al fine di arricchire le proprie competenze di educatori. Inoltre la conoscenza della fisiologia della voce, della funzione della respirazione e della tecnica vocale in generale, divengono per i docenti, basilari strumenti di lavoro nella realizzazione di attività scolastiche quali educazione alla musica, saggi e recite, con un coinvolgimento più consapevole delle implicazioni psico-fisiche legate all’utilizzo della voce.
L’utilizzo di questa metodologia nella pratica del canto corale, offre la possibilità di operare sul fronte della sperimentazione tecnica, sull’arricchimento delle capacità percettive, sulla relazione all’interno del”gruppo coro”.
La metodologia utilizzata mette in relazione voce, corpo e movimento, espressione e creatività, attraverso l’improvvisazione vocale, strumentale e la danza, con l’obiettivo
Di creare una condizione di benessere psico-fisico e favorire la relazione interno-esterno.

PROGRAMMA LABORATORIO

ü  voce e corpo (cenni di fisiologia)
ü  voce in…movimento (la voce della danza e dei simboli)
ü  voce e sensazioni (tecniche di respirazione e di rilassamento psicofisico)
ü  l’orecchio e la voce (A.Tomatis), il circuito audio-vocale, la consonanza ossea, gli armonici, impostazione naturale.
ü  cenni di acustica
ü  postura di ascolto e di emissione
ü  il “suono fondamentale” (radicamento della voce)
ü  appoggio e sostegno
ü  i risuonatori
ü  esplorazione vocale ( sperimentazione dei suoni armonici)
ü  improvvisazione vocale e dialogo sonoro

Terapista conduttrice del laboratorio: M.Teresa Loddo (musicoterapista e cantante).
Il laboratorio è rivolto ad un gruppo di dieci partecipanti,prevede quattro incontri della durata di tre ore ciascuno, per la durata complessiva di dodici ore.



CENNI SU “ VOCE E MUSICOTERAPIA”

“La musicoterapia studia il rapporto uomo\elemento sonoro musicale (s\m) con finalità diagnostiche e applicative” (prevenzione, riabilitazione, terapia). I presupposti teorici che fondano tale disciplina fanno riferimento alla peculiarità dell’elemento sonoro\musicale. Sono, infatti, ormai innumerevoli le osservazioni scientifiche che testimoniano una sensibilità prenatale alle informazioni sonoro\musicali e altresì una predisposizione neonatale ad impiegare il suono ed elementi pre e protomusicali (congiuntamente alla corporeità in una sorta di “danza primitiva”) come veicolo espressivo e comunicativo.
L’elemento sonoro\musicale contiene in se un dato innato e arcaico congiuntamente ad una potenzialità simbolopoietica (il suono si pone a ponte frà ciò che è innato e ciò che sarà appreso) tale compresenza ne sottolinea le valenze integrative (l’elemento corporeo, la dotazione biologica si articola con la dimensione simbolica e culturale). (G.Manarolo, Manuale di Musicoterapia, ed.Cosmopolis).
La voce è oggetto di studio da parte della musicoterapia per la sua inscindibilità dall’essere, rivelatrice del nostro stato interiore, del nostro intimo rapporto con il corpo e dei personalissimi codici di espressione e comunicazione.
Secondo i più recenti studi di psicoanalisi e neuroscienze, il linguaggio musicale ha radici nella strutturazione stessa della nostra psiche, sin dalla gestazione dell’essere umano.
I suoni percepiti durante la gestazione rappresentano il primo contatto con il mondo per il bambino.
Sono fondamentali, tra essi, il battito cardiaco materno (prima strutturazione del ritmo), che trasmette lo stato di benessere o di allarme, e la voce materna (strutturazione melodica ), che il bambino percepisce dapprima dall’interno e dall’esterno contemporaneamente, come una parte di se, e dopo la nascita diverrà la guida verso la scoperta della sua individualità.
La madre trasmette al figlio con il suono della voce sentimenti, accoglienza, contenimento, tutti gli elementi che possono fornirgli un rispecchiamento di ciò che lui “è”; questa primaria forma di dialogo sonoro viene appunto denominata da D. Anzieu “specchio sonoro” e da lui considerata fondamentale per la strutturazione della psiche del neonato, e causa di successivi  disequilibri psichici qualora esprimesse una relazione disarmonica.
Secondo O.Benenzon l’essere umano racchiude in se una memoria ancestrale di suoni che hanno accompagnato la nostra evoluzione (ISO UNIVERSALE), suoni che ci accomunano tutti e che si manifestano nelle elaborazioni musicali di ogni civiltà, talmente radicati da divenire ARCHETIPI SONORI: “Il ritmo binario del battito cardiaco, i suoni dell’acqua, del vento, il ritmo del camminare, ed ancora introiezioni di sonorità come quelle prodotte da tubi, da canne di bambù, corde tese o dalla comparsa degli intervalli melodici di alcune scale, sono tutti suoni che fanno parte del patrimonio genetico ereditato… La stessa scala pentatonica è probabilmente integrata al nucleo dell’ISO (identità sonora) UNIVERSALE, poiché essa fa parte delle melodie infantili di tutte le razze, in tutto il mondo, sia dell’oriente che dell’occidente, delle civiltà molto primitive e di quelle più avanzate” (O.Benenzon, manuale di musicoterapia, ed. Borla).
La voce umana con le sue molteplici trasformazioni è per Benenzon il suono più regressivo e capace di comunicare direttamente con l’inconscio.
Secondo padre G.M.Rossi (1930-2004, docente di vocalità nella scuola di musicoterapia di Assisi per oltre dieci anni, organista, compositore e direttore di coro), la ricerca del proprio “esser voce” equivale ad una esplorazione della parte più profonda del nostro essere.
La voce è espressione della nostra unicità, sia nella sua libera espressione, sia dove è il tramite della parola, essa esplica comunque la sua forza rivelatrice, dal tono l’intensità, il timbro, l’andamento melodico e ritmico, i silenzi, le esitazioni; l’emozione e lo stato psicofisico trapelano.
Il lavoro introspettivo che egli propone nella sua metodologia (Voce-Persona e Comunicazione), parte dalla distensione psicofisica e dalla coscienza della respirazione come “grande regolatore”del corpo.
La respirazione è la guida che ci permette di percepire il legame tra voce e corpo.
Dal concetto di “insonanza”, ovvero la ricerca del “sé voce”, si giunge alla formazione della “personanza” (personalità), con lo scopo di raggiungere la “consonanza”,lo star bene insieme.
Affermava: “ Una persona che lavorerà in questo modo su se stessa, potrà comunicare con chi non si può esprimere con il linguaggio verbale. Sarà la più adatta a divenire un buon aiuto per gli altri, a cominciare dai più indifesi: bambini, malati, anziani.”

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